"Storia dell' oreficeria"
Su questo argomento tanto si è scritto e tanto si è detto, al punto che qualsiasi libro di storia, libro d’arte o semplice manuale, anche se con parole diverse, esprimono unitariamente lo stesso concetto, questo perché tutto quello che noi oggi sappiamo sulla lavorazione dei metalli preziosi ci proviene dalla storia e, salvo alcuni sporadici recenti ritrovamenti archeologici, tale storia sembra completa, questo anche grazie alla moderna tecnologia che ci ha permesso e, ci permette ancora, di studiare i vari metodi usati dalle antiche civiltà sulla lavorazione dei metalli e soprattutto di crearne dei nuovi..
E’ proprio questa unione pratica/scienza che mi rende particolarmente cara una citazione di Leonardo da Vinci, il quale affermava che: “Coloro che s’innamorano di pratica senza scienza sono come nocchiero che entra in nave senza timone o bussola che mai ha certezza dove va”.
L’Oreficeria non è solo l’arte di lavorare metalli e leghe preziose per ottenere ornamenti personali, domestici, religiosi, rituali. Si dice ancora Oreficeria la produzione eseguita in tutto od in parte con materiali non metallici o con metalli non preziosi quando il prodotto ottenuto ha lo stesso scopo ornamentale e vi predomina l’intendimento od il valore artistico. In questo caso è il godimento artistico a trasformare la materia comune in gioiello. Tra le sostanze, non metalliche vanno ricordate quelle d’origine minerale come alabastro, marmo, pietre preziose e non, le ceramiche, gli smalti oppure i prodotti della vita animale e vegetale come avorio, tartaruga, conchiglie, corallo, legno, ecc..
Qualsiasi oggetto indossato, se bello, se grazioso, produce in chi l’osserva una sensazione di godimento, d’interesse che si trasferisce sulla persona che l’indossa. Con la scoperta di questo effetto sull’animo cominciò l’oreficeria; perciò era già nata nell’era della pietra, prima della scoperta dei metalli. E’ uno dei modi inventati dall’uomo per soddisfare il desiderio, il bisogno di adornarsi.
L’oreficeria è presente in tutti i popoli, qualunque sia il grado di civiltà, in tutte le epoche. Un tempo era ritenuta “arte minore”, derivata dalle altre, quindi inferiore. Questa distinzione che tanti danni ha prodotto alla storia dell’oreficeria fortunatamente è oggi abbandonata perché ritenuta errata. Il godimento estetico è lo stesso qualunque sia l’arte e qualunque siano le dimensioni dell’opera osservata. Nella storia non manca l’orafo divenuto celebre al pari dello scultore, dell’architetto, del pittore…..
Talvolta l’oreficeria è stata praticata da un artigiano minore, come nella Grecia classica, nella Roma repubblicana; altre volte però è stata arte guida, come nei periodi di crisi, di decadenza estetica. Nel tardo antico durante il passaggio al Medioevo cessò di esistere la grande scultura e l’oreficeria divenne arte principale. Nelle popolazioni nomadi è l’oreficeria l’unica arte possibile. Durante il romanico ed il gotico furono invece architettura e scultura ad influenzare l’oreficeria.
L’oreficeria si presenta periodicamente come arte guida.
L’oreficeria deve saper eseguire un insieme di operazioni fisiche, chimiche e tecniche; deve avere cognizioni più larghe che per un’arte una volta detta maggiore.
Verso la fine del gotico, quando divenne necessario l’apprendimento severo delle varie tecniche, dal disegno alla modellazione, la bottega orafa divenne scuola di preparazione e per l’oreficeria e per le diverse arti. Molti che divennero grandi artisti si prepararono in questo modo: Cellini, Donatello, Andrea Verrocchio che fu maestro di Leonardo, Antonio Pollaiolo. In Germania ebbe questa scuola A. Durer. Così in molti casi fu lo stesso artista con la sua produzione a rompere ogni distinzione fra arte maggiore ed arte minore.
L’oreficeria usa tecniche e procedimenti della grande scultura quando fabbrica per fusione: la riproduzione ottenuta va sempre rifinita sia dallo scultore che dall’orafo. Nell’arte religiosa spesso lo scultore diventa orafo. Nella smaltatura l’orafo opera come pittore; come lo scultore può usare anche metalli non preziosi e materiali non metallici.
Si ritiene che l’oreficeria con i metalli preziosi cominciò alla fine del neolitico, nelle varie regioni in tempi non contemporanei, quando nacque l’agricoltura, intorno a 5 mila anni fa. L’epoca precedente conosceva l’uomo cacciatore e raccoglitore.
Tecnico è oggi chi lavora, costruisce utilizzando quanto la scienza mette a disposizione. Anche l’orafo sta diventando sempre più tecnico. Il suo prodotto è diventato di esecuzione più facile, più sicura, più controllabile.
Prima il lavoro era tutto arte, frutto di una lunga pratica utilizzante solo gli organi di senso. Oggi la tendenza è diretta a separare sempre più l’arte, il senso del bello, il buon gusto dall’esecuzione tecnica che diventa accessibile a chiunque. Questo non esclude che un tecnico possa esse anche un artista. L’ideale sarebbe il combinare le capacità artistiche con quanto scienza e tecnologia mettono oggi a disposizione.
Il culto antico dei morti è stato per noi provvidenziale: il nostro patrimonio artistico è anche dovuto ai ritrovamenti nelle città sepolte costruite come cimiteri (sepolcri e urne cinerarie). Altri ritrovamenti provengono da scavi di città sepolte da eventi naturali come Pompei, Ercolano.
I primi ornamenti d’oro sono stati scoperti nelle tombe del “neolitico” quando gli utensili erano di pietra lavorata. Gli oggetti rinvenuti mostrano d’essere stati lavorati con martelli di pietra. La civiltà più antica e più progredita da noi scoperta in base alle ricerche archeologiche è la “sumerica”, a sud della Mesopotamia, fra i fiumi Tigri ed Eufrate che allora sboccavano separati nel golfo Persico. Vi si inizia la scrittura, intesa nel senso moderno, per incisione di argilla fresca stesa su tavolette. Il ritrovamento di migliaia di queste ha permesso di ricavare molte notizie interessanti. Dagli scavi condotti dal 1922 al 1934 sono state scoperte ad Ur anche tombe reali. Era rito funebre dei Sumeri, alla morte del re, imporre anche quelle dei dignitari della corte. In queste tombe datate al 3° millennio sono stati trovati perfino i corpi dei cavalli oltre quelle dei cortigiani. Sono così tornati alla luce molti gioielli con la loro normale disposizione d’uso. Gli uomini avevano bracciali al polso ed al braccio, anelli, anellini, collane, pettorali. La civiltà numerica influenzò i popoli vicini: l’Egitto e le future civiltà mediterranee. Il carbone di legna, gli stampi, la ruota, il sapone erano usati da questo popolo.
Verso la fine del secolo scorso da Enrico Schliemann fu scoperto il “tesoro di Priamo”, cosiddetto perché creduto appartenere alla città di Troia. Furono rinvenuti oggetti d’oro, d’argento e di rame; alcuni di splendida fattura. Purtroppo rimangono pochi resti nel Museo di Istambul e qualche foto. L’oro era lavorato con stampi da lamine. Due diademi e due orecchini datati 2350-2100 a.C. sono conservati nel Museo di Berlino.
In Europa dal 1836 cominciò una serie di successive scoperte di necropoli. Furono rinvenuti, appartenenti all’età del ferro, diademi, armille, torqui, collari di lamina a mezzaluna d’origine irlandese, comune nei paesi germanici.
Gran parte dell’oreficeria dei secoli passati è andata perduta, o meglio, è stata rifusa per ricavarne i metalli. Per prosperare l’oreficeria ha bisogno di ricchezza disponibile, di un’aristocrazia nella società. Nei periodi di difficoltà finanziarie le prime sacrificate sono le oreficerie. Più facilmente si sono salvati gli oggetti religiosi custoditi dalla casta sacerdotale; talvolta neanche questi sono stati sottratti al saccheggio, alla rapina, al furto. Di oggetti perduti sono giunti a noi notizie e descrizione dagli scrittori dell’epoca; testimonianze vengono da pitture, mosaici, decorazioni di ceramiche e di monumenti, da statue. Si sono salvati gioielli antichi di grande valore artistico perché poveri di materia preziosa.
Una mostra svedese dell’oreficeria vichinga tenuta a Roma in settembre-ottobre 1969 è stata esemplare nel presentare i rischi, le vicende degli oggetti preziosi.
Il gioiello esce indenne dalle offese del tempo ma è indifeso dall’attacco dell’uomo che per avidità o per bisogno lo manda al ricupero per averne il metallo prezioso.
Assegnare una data certa ad un gioiello antico non è impresa facile; i motivi sono diversi. Gli elementi decorativi, le caratteristiche tecniche di lavorazione a volte si ripetono per secoli. In una stessa famiglia i gioielli passano da una generazione ad un’altra. Quando anche vengono rinvenuti insieme ad altri di sicura data, non è possibile ordinarli nel tempo con sicurezza. Solo con la comparsa delle corporazioni fu prescritta l’apposizione dei marchi: del maestro, della città, del titolo (o prova) del metallo. La prima notizia d’una corporazione d’orafi risale al 1260 a Parigi.
Altra impresa incerta è stabilire il centro di produzione. Un oggetto scoperto in una tomba pone sempre la domanda se è stato importato o se di fattura locale. Spesso gli artisti si sono trasferiti da un centro ad un altro; altra volta è stata l’oreficeria a viaggiare o per normali relazioni commerciali o dopo guerre o per spostamento di popolazioni o per matrimoni fra case regnanti o famiglie principesche. Una certa tecnica può anche svilupparsi in modo indipendente in più d’una zona; può comparire in un centro con l’arrivo d’artisti o di gioielli presi poi a modelli.
La storia dell’oreficeria è anche la storia di chi ha posseduto con il passare dei secoli il potere politico, il potere economico. In uno stesso popolo è la storia del trasferimento della ricchezza da una classe all’altra. Quando è la volontà di abbagliare a predominare sull’arte, il gioiello si fa ammirare per la preziosità, la grandiosità, lo sfarzo. In questo caso anche un oggetto ha un impiego pratico viene costruito d’oro. Così l’oreficeria etrusca è ricca di fibule vistosamente decorate. La fibula che oggi diremmo spilla di sicurezza, serviva al posto dei bottoni.
Mancano oreficerie vistose nei primi secoli di Roma, quando i costumi sono semplici, sobri: la produzione per privati è scarsa e modesta. Il contrario fu nella Roma imperiale, nonostante le leggi dette “suntuarie” che volevano combattere il lusso, lo spreco. Dall’oreficeria si possono avere notizie sul gusto, sul costume, sulla mentalità delle genti. L’oreficeria svela anche chi è il committente o il destinatario; dal soggetto, dal suo uso lo si comprende. Un oggetto può servire a mostrare il grado sociale, l’essere arrivato com’è avvenuto per il diadema, l’anello. Allora si manifesta il gusto dell’artista o del committente.
Quando dopo aver annotato le diverse manifestazioni artistiche avute nel corso del tempo si cercano degli schemi semplici con la speranza di spiegare in modo lineare lo sviluppo del gusto, siamo costretti a riconoscere che tutto diventa molto difficile ed intrigato. Accanto ad oreficerie tipiche di uno stile, di un’epoca si trovano oreficerie contemporanee di transizione da una fase artistica ad un’altra. L’elemento più decorativo del costume sardo, il bottone d’oro o d’argento, si trova con poche varianti, nel Caucaso, in Dalmazia, in Ungheria, nell’Europa nordica.
In un oggetto possono essere presenti elementi nuovi destinati a svilupparsi nel tempo, elementi che appartengono al passato ed elementi che compaiono e scompaiono senza dare frutti. Questi elementi possono essere originali od imitati. La produzione orafa locale facilmente è influenzata, nello stile dall’oreficeria proveniente da altri paesi.
Il passaggio da una fase artistica ad un’altra non avviene dovunque nello stesso tempo; perciò si dice: la storia dell’arte non è un calendario. Anche in una stessa regione situazioni locali possono introdurre anticipi, ritardi, modifiche, che se i centri di produzione non sono distanti. E’ inutile cercare limiti netti fra i vari modi di fare arte.
Cronologia delle varie fasi artistiche lungo i secoli
La numerica
L’egizia
La minoica micenea
L’etrusca dalla geometria orientalizzante alla ionica classica, dall’VIII al IV secolo a.C.
L’ellenista dalla fine del IV alla 2^ metà del 1° secolo a.C.
La romana dal 1° secolo a.C. al IV d.C.
La barbarica dal IV al X secolo e la vichinga dall’VIII all’XI secolo
La fase carolingia ottoniana dall’VIII al X secolo
Il romantico dall’XI al XII secolo
Il gotico dall’XIII al XIV secolo
Il bizantino dal IV al XV secolo
Il rinascimento dal XV al XVI secolo
Il manierismo dal XVI alla 2^ metà del XVII secolo
Il barocco XVII-XVIII secolo
Dall’ottocento al novecento.
Dall’ottocento al pluralismo stilistico (giorni nostri)
Con la fine del settecento si esaurisce una lunga era artistica, quella che vede ogni periodo storico caratterizzato da una sua arte tipica come i secoli XVII e XVIII del barocco, il IV fino al X della barbarica.
Quando tornano alla luce le oreficerie romene di Pompei ed Ercolano ed il movimento artistico sbocca nel neoclassico, inizia una nuova epoca artistica che giunge fino a noi. Si imita il passato o lo si copia, muore la fantasia. Il romanticismo estende il contenuto storico anche ai motivi decorativi.
Si afferma la coesistenza di tutti gli stili, di tutto il patrimonio decorativo del passato, dal più lontano al più vicino; manca una sintesi, una rielaborazione originale e si accetta il passato com’è stato. Si crea un’oreficeria modulata che si ripete in serie per le varie occasioni: per la chiesa, per la cattedrale, il battesimo, il fidanzamento, le nozze.
Erano bravi gli Etruschi? Sorge allora un artigiano orafo che si ritiene tanto più valido quanto più gli oggetti prodotti sono eguali agli antichi. Questi orafi dell’etrusco furono detti “etruscanti”.
Al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano sono esposti oggetti eseguiti in questa fase artistica tutt’ora in atto. Non è che manca ogni tentativo di fare del nuovo ed anche con qualche successo. Si tratta in ogni caso di risultati non generalizzati e ristretti ad una minoranza. In argenteria è più facile veder presentare gli stili passati che vengono favorevolmente accettati con piccole modificazioni efficaci ad alleggerire, adattare, semplificare, non di più. E’ facile incontrare oggetti che sono degli ibridi.
E’ frequente un’oreficeria che esegue copiando ma con tecnica diversa un’opra d’arte. Un incisore si sente soddisfatto d’incidere in metallo prezioso un capolavoro di pittura come una Madonna di Raffaello, di Lippi….; un cesellatore che trasferisce in lastra metallica sbalzata un dipinto celebre come “Lo Sposalizio”.
Con il variare delle occasioni, del vestito, dell’età si usa uno stile od un altro: un gioiello per ogni circostanza.
Non sempre è facile costruire l’antico. Può anche essere difficile riprodurre le stesse modalità tecniche degli antichi orafi. Ciò nonostante buone interessanti riproduzioni vengono ottenute; vanno ricordate le ditte Grasser di Bassano del Grappa, Sampaoli di Padova ecc..
Tutto questo fino a che non arriva “la moda”. La moda suggella un comportamento sociale nuovo; come gli astri, sorge, trionfa e tramonta.
Già si susseguivano le varie voghe: la voga dell’antico, la voga delle metamorfosi, la voga del grottesco, la voga della metafora…. Con il nuovo vocabolo “moda”, si riconosce al fenomeno carattere permanente e sistematico. La parola nasce in Francia all’inizio del ‘600 e straripa in tutte le lingue.
E’ una svolta nell’oreficeria: il gioiello non è più un oggetto solo personale ma è anche alla moda. Viene molto modificato anche il mestiere. L’orafo era prima un cortigiano del potere, della ricchezza; adesso diventa schiavo della moda che contagia come un’epidemia. Il gioiello non sarà l’oggetto unico per il solo insigne cliente ma esemplare ripetibile per una fascia sempre più larga di clienti. La moda esige che molti facciano le stesse cose allo stesso modo; quindi lo stesso modello può servire per più persone. La moda ha effetto sulla cultura e sull’operare dell’orafo che diventa sempre più un tecnico; la meccanizzatura, il taglio delle pietre distrarranno l’orafo dalle correnti culturali.
La moda attinge al regno animale, alla flora, agli animali. Soprattutto la Germania, avanguardia di una produzione sempre più a carattere industriale, diffonde in Europa la moda della Francia. Dalla botanica viene la moda del ramo, quindi la parola “ramage”; poi dalla pittura spagnola si diffonde la moda del “florero”. Consiste in una composizione avente al centro un’immagine sacra, un episodio, un motto e all’intorno fiori, ghirlande…. Poi sempre dalle piante parte l’uso delle foglie e si diffondono i fogliami. Il fogliame si avvolge anche sulle cifre. Degli animali si preferiscono soprattutto gli insetti, specialmente la farfalla.
La moda, proprio perché è finalizzata ad arrivare a tutti ed a tutti i costi, ha quindi portato un’opera di “standardizzazione” del lavoro, in questo caso, orafo. Pochi decenni prima l’orafo era colui che doveva lavorare con attrezzi meno efficienti di quelli che abbiamo ora a disposizione. Per esempio non aveva il gas per saldare, spesso doveva farsi le lime e altri ferri del mestiere, faceva da sé le saldature, fondeva il suo oro o argento in forma adatta al lavoro da fare e spesso portava avanti il lavoro dall’inizio alla fine, perché era in grado di tirare su a martello, sbalzare e cesellare, incastrare e saldare, smaltare o niellare e dorare. Il suo lavoro era destinato a pochi e, spesso, privilegiati, la domanda di pezzi unici, e spesso vere opere d’arte, era la norma. La moda, invece, ha cambiato la tendenza permettendo la creazione di grosse industrie che sfornano, giornalmente, migliaia di pezzi tutti uguali facendo arrivare il lavoro orafo alla portata della maggioranza della gente che sempre più spesso acquista senza preoccuparsi della qualità estetica e del materiale, riducendo il lavoro orafo ad una catena di montaggio dove spesso non è l’uomo ma la macchina che conta.
Se questo è un bene per l’economia, sempre più spesso non lo è per l’arte anche se ci sarà sempre una domanda di pezzi unici, fatti dall’inizio alla fine da una sola persona, capace di progettare e portare a termine un lavoro.
Attualmente essere artigiano orafo e praticare quindi l’oreficeria e la gioielleria da una parte risulta più facile, proprio perché i mezzi a disposizione sono maggiori, esiste il gas per saldare, le saldature di tutte le caratteristiche sono già pronte per l’uso come anche gli attrezzi del mestiere, esistono macchinari da piccolo laboratorio che permettono più precisione ed alzano la qualità del lavoro, tutto questo però non esime l’artigiano dal conoscere un ampio insieme di discipline da unire a quelle già conosciute come ad esempio l’informatica, la meccanica, la siderurgia, la chimica e, perché no, anche la fisica. Quello che prima era solo, da una locuzione latina, auri faber, oggi è diventato auri faber tecnologicus, cioè l’artigiano che lavora l’oro e qualsiasi altro materiale ma in modo tecnico, grazie a programmi CAD per disegnare, a tabelle che indicano il punto di torsione o di trazione di un metallo e tante altre cose sfiziose, fermo restando l’intento di mantenere e incentivare una raccolta di tradizioni ed esperienze ricevute dalle precedenti generazioni, senza voler mai insinuare che sia necessario copiarla.
Da un’altra parte il compito è sempre più difficile, perché i professionisti di quest’arte (gli artigiani) sono costretti a vivere all’ombra di grandi firme e di creatori prestigiosi, però senza i quali questo mestiere non riuscirebbe a progredire e sui quali, mai come ora, è categorico fare affidamento.
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