"AVORIO E CORNO"
(Fonte 18Karati n.102 Dicembre-Gennaio 2003 - Ed. Gold)
Questi materiali di origine organica sono stati largamente usati nell’arte decorativa del passato, in particolare nella gioielleria etnica, ed hanno avuto rinnovata fortuna e frequente impiego nei gioielli dell’Art Noveau.
Quando si dice avorio si pensa prevalentemente alle zanne di elefante. In realtà con questo termine si intendono designare i materiali ricavati dai denti e dalle zanne di qualsiasi animale. Oltre all’elefante, il facocero, l’ippopotamo, il tricheco e persino il capodoglio sono stati fornitori di avorio.
E’ d’obbligo riferirsi al passato, perché da alcuni decenni sono in vigore delle leggi che vietano severamente l’uso e il commercio di tali materiali: le specie indicate, infatti sono quasi tutte in via di estinzione. L’avorio grezzo di recente acquisizione è, perciò, frutto di bracconaggio.
Per gli amanti degli ornamenti in avorio esistono comunque, nel mercato dell’antiquariato, numerosi oggetti e gioielli di grande valore, realizzati con avori di pregio di varia provenienza. Infatti, a seconda della provenienza, il colore e la consistenza del materiale cambiano. Così le zanne dell’ippopotamo dell’Africa equatoriale sono bianche e dure; quelle del tricheco delle zone artiche sono più scure. L’avorio dell’elefante africano è riconoscibile per la lieve sfumatura gialla, quello asiatico per l’aspetto bianco e opaco, nonché per la friabilità. Esiste anche un “avorio fossile” (sebbene in questo caso non si possa parlare correttamente di fossilizzazione): con questo termine si indicano le zanne del mammut, elefante estintosi circa 15 mila anni fa.
Risalgono proprio a questo tipo di avorio le prime testimonianze di un impiego ornamentale: sono stati ritrovati alcuni bracciali in tombe russe risalenti al 28000 e 10000 avanti Cristo. Oggetti in avorio furono lavorati anche presso gli Etruschi, l’antica Roma e la Grecia, ma è sicuramente in Cina, durante la dinastia Shang (1600-1030 a.C.) che l’avorio raggiunse la massima popolarità.
Tra i materiali simili all’avorio vi è il becco del bucero (un uccello asiatico) oltre all’”avorio” vegetale, un composto di semi di palma, dum e di corono. Da quando esiste l’avorio, esistono anche dei trattamenti con tinture, acqua ossigenata o candeggianti per abbellirlo, ed altri trattamenti con acidi per renderlo più tenero e quindi lavorarlo più facilmente.
Simile all’avorio, per provenienza ma non per l’aspetto, è il corno dei mammiferi (bovidi, cervidi, rinoceronte). Le corna dei bovini, ovini, antilopi e gazzelle si sviluppano sul maschio e sono cave; invece sono piene quelle di cui sono provvisti i cervidi maschi e i giraffidi. I rinoceronti africani possiedono due corna, mentre gli asiatici, ad eccezione del Sumatra, ne hanno uno solo.
Insieme all’avorio, il corno è stato uno dei primi materiali ad essere utilizzato nell’arte decorativa ed ornamentale. Era credenza diffusa che trasferisse a chi lo indossava le qualità degli animali a cui era appartenuto, in particolare la forza ed il coraggio. Da ciò il fatto che erano soprattutto capi, sacerdoti e stregoni ad utilizzare ornamenti e contenitori in corno.
Questo materiale era diffuso presso le popolazioni africane, ma anche presso gli indiani del Nord America, che utilizzavano le corna delle capre per lavorare bracciali e collane. Il corno si usa ancora oggi per bottoni ed oggetti, in alternativa con altre formazioni cheratinizzate, come unghie e zoccoli.
Scheda Tecnica:
AVORIO
Composizione: fosfato di calcio
Durezza: 2-2 Ω (Scala di Mohs)
Indice di rifrazione: 1,54 circa
Fluorescenza UV: da debole a forte, da blu biancastro a blu viola
CORNO
Composizione: osso oppure peli cementati da cheratina o formazione del derma
Durezza: 2 Ω (Scala di Mohs)
Densità: da 1,70 a 1,85
Indice di rifrazione: 1,56 circa
Fluorescenza: azzurro biancastro
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